Estratto (#438)

439

Petali rossi,

alito di vento che via te li porti.

Giardino spoglio…

velato dalle lagrime di chi ti compiange,

di chi ancora ti bisogna.

Tenue speranza che lasci nudo il corpo,

freddo è immobile.

Quieto lago d’inverno,

traversato da alcuno.

Ricordo fuggevole dell’Uomo.

Più non sei.

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Estratto (#429)

429

La vita per l’uomo è tutta un dovere;

è il dovere di nutrirsi

altrimenti si spegne,

è il dovere di cacare

altrimenti esplode,

è il dovere di rispettare

per venire rispettato lui stesso.

Solo l’amore esula da questo,

perché l’amore è anzitutto un dono.

Ma forse anche amare è un dovere,

per quanto implicito.

Non amando non si riempe il vuoto di nessuno,

ma soprattutto non si riempe il vuoto dentro noi stessi

… perché ricevere senza dare non ci fa sentire pari,

ma sempre in difetto.

Estratto (#421)

421

Un leone è attraente,

è energico, è forte, è bello visto da un uomo…

ma gode di una breve esistenza.

Un elefante è lento, goffo,

ma vive a lungo.

La pelle bianca non toccata dal sole

rimane candida a lungo,

quella ambrata dalla sua luce, invece,

invecchia velocemente.

L’attrito è attraente per un uomo,

ma dove vi è attrito vi è anche caducità;

ciò che attrae l’uomo sfiorisce e manca velocemente.

Eppure l’uomo è attratto anche dall’eterno,

ma di tale promessa

non trova riprova nella sua vita quotidiana.

La sua disposizione rimane dunque rivolta

verso la passione del lampo.

L’uomo è senza tempo.

Estratto (#401)

401

Un giorno t’innamori, e sei felice.

Poi in te cresce un sentimento di avidità

e quell’Amore non basta più,

cominci a desiderare altro.

Così cominci a venderti,

e ti fa schifo,

e non sei più felice;

la felicità pian piano scompare,

ed il venderti diventa la norma

… ma lo schifo non passa mai.

Ci si abitua

a quel sapore sgradevole da inghiottire ogni volta,

ma tu sei morto dentro, e morto resti.

E l’Amore non c’è più, e la felicità non c’è più

ed anche il suo ricordo t’abbandona;

e non c’è più niente, solo rabbia;

rabbia anche verso quell’Amore

che una volta ti ha fatto felice.

Ma è malposta, è l’avidità che ti ha ucciso.

L’Amore ti ha fatto felice,

anche se forse mai più riuscirà a tornare.

Stanotte,

nel sogno,

abbiamo pianto insieme.

Nessun disprezzo, nessun odio viene dall’Amore,

solo il suo dispiacere

nell’essere odiato al posto dell’avidità.

L’Amore non è morto.

Magari non riuscirà più a trovare la via del tuo cuore,

ma ti amerà sempre.

Estratto (#385)

385

Neanche mi può chiamare Amore, non più.

Mi ha mai chiamato Amore?

Nemmeno lo ricordo.

Quando sei un peso, Amore non sei più;

quel nome non lo hai più di diritto.

Non sei nato Amore, lo sei diventato.

Ed oggi non lo sei più.

 

Estratto (#371)

371

Moglie… ex-moglie,

figlio… ex-figlio, si può essere ex-figlio?

Si, magari giuridicamente può essere… ma nei fatti no.

È più una parvenza,

una facciata per mantenere un profilo interiore

equilibrato.

Mucca. Tanto vale…

Mucca.

Estratto (#360)

360

Io non ho mentito a nessuno,

io sono stato sincero.

Se questa è una colpa va bene…

ti chiedo perdono.

Se ne hai sofferto va bene…

ti chiedo perdono.

Ma io non ho rotto nessuno,

io ti ho dato dignità innamorandomi di te

ed impegnando il mio nome.

E se una qualsiasi delle tue ‘amiche’, come le chiami tu,

ti dà ragione 1

… lei è correa, e non merita quell’appellativo.

Perché i miei amici

se dovessi deviare per un sentiero cupo e vergognoso

me lo direbbero. E me lo dicono.

Aveva ragione tua madre,

che non cercava d’insultarti… ma di proteggerti.

Avevo ragione io,

che non cercavo d’insultarti…

perché anch’io ti amavo e ti volevo proteggere;

volevo mostrarti lo schifo, di modo che ti correggessi.

Il termine era corretto… esiste solo quel termine.

E non ho cambiato magicamente idea,

semplicemente non ne parlo più per non urtarti.

E anche tu, nei miei confronti,

puoi usare i termini che vuoi,

ma non dimenticare alla fine della frase

ciò che non ti ho mai mancato:

le parole “ti amo.”

Perché quelle fanno capire che in mezzo ad una verità

ce ne sta comunque un’altra, la più importante di tutte;

quella che ci ricorda

di chi ci possiamo fidare.

(1 con la vita che conduci)

Estratto (#356)

356

Non si può fermare il corso di un fiume;

e nuotando controcorrente ci si stanca

e da lui si viene travolti.

Ma il fiume non è cattivo,

con il fiume ci dissetiamo, ci laviamo e ci rinfreschiamo;

il fiume ci porta anche il nutrimento di cui abbisogniamo.

Impariamo dunque ad accoglierlo per come viene.

E ricordiamoci di mantenerlo pulito.

Estratto (#349)

349

Perché come donna mi perdi in quel tuo mare di voglie,

con quel tuo collo rigonfio di gusto

che non mi stanca mai la lingua.

Di quella pelle che a sentirne l’odore

rinasco bimbo e mi faccio uomo,

di quei seni perfetti e morbidi

che mi solleticano il pensiero

ed in cui mi abbandono,

di quelle tue labbra candide

che celano la passione della tua lingua

che mi spinge il sangue.

Perché come donna mi perdi,

ed io poi… non mi ritrovo più.